Ingoiare o esprimere i propri sentimenti?

Pubblicato il: 17-01-2012

Categoria: PSICOLOGIA

PaparoniElisabetta Paparoni

Psicologia e Psicoterapia

Contatta

tools:

Invia ad un amico

Stampa


Ingoiare o esprimere i propri sentimenti?

In questo articolo parleremo della comunicazione profonda! E quale sarebbe, alcuni si chiederanno?
In molte famiglie cosiddette “per bene” è probabile che la parola “sentimento” o “emozione” non abbiano alcuna ospitalità. Come esseri umani siamo fatti anche di questo e per una bella percentuale, eppure non è così scontato trattare in particolare in famiglia ma anche nelle amicizie e negli altri ambiti di vita, di emozioni e di sentimenti che ci accompagnano e imprimono le relazioni. Purtroppo già da piccoli non sempre si ha la possibilità dichiarata di comunicare ed esprimere liberamente le proprie emozioni, ma per diversi motivi si viene costretti inconsapevolmente a trattenere e ingoiare ciò che si prova.
Naturalmente che c’è una sostanziale differenza tra parlare dei sentimenti in generale e mostrare e comunicare i sentimenti nelle relazioni, anche se è un’abilità umana connaturata ma se non coltivata nel tempo si perde. Generalmente ogni cosa si apprendere sulla base della sperimentazione e della ripetizione per cui per dare avvio al processo di espressione delle emozioni si deve cominciare innanzitutto ad entrarci in contatto in modo pieno ed onesto. Purtroppo la non possibilità di esprimersi conduce ad una rimozione quasi inconsapevole di ciò che si prova o ad una trascurata attenzione che non fa altro che riempire il cassetto del “non-detto”. Se la persona non si dà l’opportunità di esprimere ciò che sente nelle proprie relazioni queste diventeranno sempre più superficiali e non saranno più arricchenti e nutrienti, ma si andranno ad inquinare di fraintendimenti, di attriti che necessariamente porteranno ad un cambiamento o a chiusure conflittuali. Entrare in contatto con ciò che si prova è il primo passo da compiere assumendosene la responsabilità.
L’altro gesto responsabile è comunicare le proprie sensazioni senza scadere nel giudicare l’altro o incolpare l’altro, non si sente il bisogno di fare questo quando si è in contatto profondo con ciò che si sente. L’espressione del proprio vissuto permette di svuotare quel cassetto delle cose non-dette e di cedere anche all’altro la responsabilità dei propri comportamenti sulla base delle proprie emozioni. Una comune difficoltà che impedisce di fare questo è quella di cadere nella falsa empatia, cioè di mettersi nei panni dell’altro e percepire il possibile dispiacere che può ricevere attraverso il confronto. Il compito della persona e la responsabilità in questo caso, inizia e finisce nell’atto di esprimersi, non del farsi carico delle reazioni dell’altro il quale possiede la libertà sia di recepire in modo maturo ciò che gli viene consegnato sia di buttarlo. Se ci ostiniamo sempre di più a non-dire e a non comunicare ciò che proviamo, le relazioni e i legami, in particolare quelli a cui si tengono di più, di sicuro non miglioreranno.
L’invito è quello di scoprire la leggerezza, la trasparenza e la libertà del proprio “fanciullo”, che vengono sprigionate dalla comunicazione profonda, dallo scambio spontaneo, sincero e chiaro del proprio mondo con quello dell’altro e della potenza trasformatrice che questo comporta.